Dans le noir..ar buio

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La vedete questa bella bambina? Si chiama Vittoria, detta Vicky. Perche’, vi starete chiedendo, c’e’ lei e non la foto di un piatto? State a sentire..

L’altra sera la mia cara amica Marta mi invita a cena fuori. Evento straordinario visto che abbiamo figli, un lavoro e nessun anima pia che ci possa tenere i bambini a meno che non sborsiamo un quinto dello stipendio per pagare una baby sitter. Insomma, grazie ad una congiunzione astrale che capita una volta ogni 7 anni come la cometa di Halley,  io e la mia amica passiamo una serata fuori. Il che vuol dire dalle 18 alle 22, che voglio dire, proprio seratona..manco quando avevo 17 anni potevo permettermi sti orari folli ecco. Tiriamo a lucido le occhiaie, diamo una phonata ai capelli anarchici convinti a suon di schiaffi a stare composti almeno per una cazzo di sera e addirittura un tacco 2. Massi’, tutta vita.

La sora Marta, vecchia volpe, mi aveva nascosto la destinazione della nostra serata. Mi aveva solo preannunciato grandi risate e grandi figure di merda, tanto per non rovinare la media delle nostre serate. Poche ma buone. Io gia’ mi fregavo le mani in vista di un par di manzi da ammirare.

Il ristorante si chiama Dans le Noir. Che per chi non e’ francofono e l’unico francese che ha sentito e’ stato quando guardava Lady Oscar, “Dans le noir” significa “Nel buio”. Ebbene si’, si mangia al buio. Totale.

Si viene accompagnati nella sala da camerieri non vedenti. La nostra cameriera era Laura. Stalin vestito da donna con la voce di Mary Poppins. Ci dice: Marta, metti la tua mano sulla mia spalla e tu Silvia la metti sulla sua. E come in un trenino di Capodanno organizzato dal dopolavoro ferroviario ci guida attraverso tre tende fino a farci entrare in una stanza buia. Ma buia che un buio simile io non l’avevo mai “visto”.

Ci aggrappiamo a Stalin come fosse la nostra unica salvezza. Sono quasi certa che Laura abbia ancora le unghie di Marta conficcate nella spalla destra e che le conservi tipo reliquiario insieme alle altre dei clienti precedenti,  perche’ il panico che ti assale a camminare in una stanza dove sai che c’e’ altra gente, bicchieri, tavoli, sedie e piatti e’ indescrivibile.

Ci fa accomodare al tavolo e a noi prendono i 5 minuti di ridarella nervosa. Il primo pensiero di entrambe e’: ma n’era mejo un Mc Donald? Laura gentilissima ci spiega cosa abbiamo davanti, come dobbiamo versarci da bere (cosa? ma perche’ non ci sono bicchieri che si autoriempiono? E se mi cade una posata? e se devo fare pipi’? e se mi soffoco con un boccone? Mi vedete o farete la manovra di disostruzione al vicino di tavolo per sbaglio?). Il panico si impossessa di noi. Per farvi capire.. era piu’ buio di quando chiudete gli occhi al buio. E noi, in quel buio, avremmo dovuto mangiare.

Sentiamo delle voci vicino a noi. Altri clienti. probabilmente molto vicini perche’ ne sentiamo la presenza fisica. Iniziamo a ridere con loro, tentiamo una stretta di mano stando attente a non sbattere contro qualcosa, iniziamo a conoscerci. Io e Marta avevamo scelto un menu vegetariano (te lo fanno scegliere all’inizio, e ci sono 4 tipi di menu disponibili: vegetariano, carne, pesce o scelta dello Chef).

Arriva la nostra Laurensky che ci porta l’antipasto, poi il piatto principale e infine il dolce.  Ci chiede ogni volta di allontanare le mani dal tavolo e con estrema nonchalance appoggia i nostri piatti.

La difficolta’ non e’ tanto capire i sapori, quello e’ anche divertente. Ti immagini a Masterchef con Cracco che ti chiede cosa stai assaporando e dentro di te pensi: abbello questa e’ zucca,  questo e’ formaggio di capra.. oddio..questa erba che sto ruminando da mezzora non mi e’ chiaro ma caro il mio Carletto lo scopriro’. Intanto rumino come un lama del Nepal ma devo ammettere che tutto e’ ottimo. La difficolta’, dicevo, e’ il prendere sufficiente cibo con la forchetta e non sia mai usare il coltello. Una forchettata e’ vuota, la successiva e’ talmente carica che ti cade dalla bocca, un’altra ancora e’ a vuoto. Ti rendi conto che la pietanza e’ finita quando strusci per tutto il piatto con la forchetta e ogni tanto ti aiuti con le dita. A vederti da fuori devi essere una completa idiota, con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata con una forchetta vuota che stai per infilare pericolosamente in una narice. Intanto con i nostri vicini di tavolo la serata si fa sempre piu divertente e interessante. Promettiamo di vederci finalmente fuori e proviamo ad immaginarci fisicamente.

La cena finisce. Eravamo entrate con una sensazione di panico e usciamo con un’emozione enorme. L’emozione di rivedere la luce, di guardare chi sono i nostri commensali con cui abbiamo parlato liberamente per due ore, felici di aver provato qualcosa di particolare. Curiose di sapere cosa abbiamo mangiato, se abbiamo indovinato o meno. Quando usciamo insieme ai nostri “amici” siamo euforici, ci baciamo, ci abbracciamo, ridiamo e inondiamo di grazie la nostra Laura.

La serata continua con un drink al bar del ristorante, noi quattro: io, Marta, Heather e Luke. Guardiamo insieme i nostri menu, finalmente vediamo cosa abbiamo letteralmente ingurgitato in queste ore.

Ora, sorvolo sul menu, tra l’altro ripeto,  buonissimo. Quello di cui vorrei farvi partecipe e’ l’esperienza. Siamo uscite dal ristorante e ci siamo sedute a fumare una sigaretta. E ci siamo dette: ma ti rendi conto cosa vivono tutti i giorni i non vedenti? Ti rendi conto a prendere un bus, la metro, a scegliersi un vestito, a vivere un film solo con l audio, a prendersi cura di un figlio.. ti rendi conto di quanta fatica fai ogni giorno? di quanto sei soggetta ad errori, a pericoli.. di quanto ti debba fidare spesso di chi hai intorno? E allora mi e’ venuta in mente lei, Vittoria. La nostra Vicky.

Vicky e’ una bambina di 3 anni che vive qui in UK. E’ affetta da una rara malattia che le sta togliendo la vista giorno dopo giorno e i suoi genitori, eroi dei tempi moderni, hanno creato un progetto che si chiama Through Vicky’s Eyes (Attraverso gli occhi di Vicky). Portano Vicky a farle vedere quello che di bello c’e’ nel mondo e al tempo stesso raccolgono fondi per cercare una cura per bambini come Vicky . Ad Ottobre saranno a Roma ed essendo la mia citta’ e conoscendo il buon cuore dei romani ho pensato che le faranno passare una vacanza meravigliosa. Vittoria riuscira’ a vedere la luce rossa romana, i gabbiani del lungoTevere (e magari pure qualche pantegana che Vittoria mia pure quello c’e’ nella vita), vedra’ le braccia muscolose di Nettuno nella Fontana di Trevi e il travertino del Colosseo. Vedra’ “la maesta’ der Cuppolone” e le carrozzelle del centro. Vedra’ i San Pietrini e le mille fontanelle di questa meravigliosa citta’ che accoglie tutti e tutti fa diventa’ un po’ romani.

E allora per onorare questa piccola guerriera stavolta le voglio lasciare la ricetta del cibo da strada romano per eccellenza perche’ cosi la sua mamma, che si chiama Silvia come me, quando tornera’ in UK gliele preparera’ ogni volta che Vicky si sentira’ un po’ er core romano:

 

I SUPPLI’

  • Riso Carnaroli o Arborio
  • Ragu’ di manzo (o semplice sugo al pomodoro per chi e’ vegetariano)
  • mozzarella
  • uovo
  • farina
  • pangrattato
  • olio per friggere

Preparare la sera prima un bel risotto al ragu’. Deve essere piuttosto compatto, non fate il risotto all’onda per intenderci. Alcuni preferiscono bollire il riso e poi aggiungerci il ragu’. Io lo considero un po’ una perdita di tempo e soprattutto non vengono saporiti come con un risotto dove il chicco di riso si impregna di sugo. Personalmente li preferisco di gran lunga con il sugo di pomodoro, senza carne. Cosi ne mangio di piu e mi sento meno appesantita ma son gusti. Diciamo che quello originale vuole la carne, ora si usa molto piu spesso versione vegetariana ecco.

Condite con parmigiano e pecorino, sale e pepe e mettete in frigo una notte a riposare.

Il giorno dopo nel risotto ci mettete un uovo intero. Prendete una palla di riso in un palmo, con l’indice dell’altra mano fate per lungo un impronta e ci infilate una striscia di mozzarella e quando li chiudete li allungate a forma di uovo.

Lo passate nella farina, poi nell’uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Se li volete con una bella crosta resistente fate il procedimento una seconda volta.

Mettere l’olio per friggere in un bel pentolino alto (piu olio mettete e piu sana e croccante e’ la frittura. Mai friggere in un filo d’olio). Tuffateci i vostri suppli e girateli ogni tanto con un cucchiaio in modo che siano dorati uniformemente.

Mettete i suppli’ su uno scottex o carta assorbente, salate e mangiate subito.

Da leccasse le dita.

Ah! Fate una cosa. Bendatevi e mangiateli. Godete con i vostri sensi e fate quest’esperienza. La vostra anima vi ringraziera’. E se proprio volete fa i fighi.. quanto costa un suppli’? ecco..fate finta che ne avete comprati un po’ alla rosticceria sotto casa e quei soldi dateli a Vicky cosi  magari il mondo lo vedra’ anche un po’ attraverso i vostri occhi. Fico no?

 

https://www.facebook.com/vickyseyes/

 

P.S. L’erba che abbiamo ruminato per mezzora era un fiore. Quello manco Cracco lo indovinava eh?

 

 

 

 

 

 

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