Polpette di pane.

fantozzi_leggerissimo_sospetto

Alzi la mano chi di voi non ha mai avuto il frigo vuoto e kg di pane da usare.

Perche’ magari ci scordiamo il latte per la creatura, le uova, il parmigiano.. ma a casa dell’italiano medio il pane non manca mai. Anzi, mi correggo: una volta era cosi. Ora non sia mai! Se mangi un cubetto di pane per accompagnare quell’ ostia di prosciutto che ti offrono all’ aperitivo tutto il locale si ferma, voltano la testa come gufi reali e le tue amiche ti rinnegano manco avessi scureggiato in pubblico. Non si fa. Il pane non si mangia piu. E’ tossico, e’ pieno di glutine e il glutine si sa si attacca alle pareti dell’intestino tipo colla vilinica e pagine del Messaggero insieme e poi ingrassa. Cioe’ te puoi pure mangia’ un vitello ripieno di fagiano porchettato ma guai a te se ti aiuti con un pezzetto di pane. Che sei matta? Che non lo sai che ora il pane in Italia non si fa piu? lo fanno i cinesi negli scantinati,  con la plastica che fondono delle lucine di natale rimaste invendute mischiata alla farina di sorcio essiccato al sole di Hangzhou.

Io ero una bambina magrissima. Un ventre piatto. Addirittura cosce senza cellulite e accenni di addominali e sapete perche’? perche’ non mangiavo pane! Poi i miei, che mi hanno sempre raccontato sta balla che loro la fame l hanno vissuta (n’e’ vero.. ma fa figo e incute timore agli occhi dei figli. Ora la uso anche io sta frase e sono nata nel 1977 pensampo’) continuavano a ripetere: ma mangiace un pezzetto di pane! ma come fai a mangia senza pane? ma come te fa a scende senza pane? Che poi dico..dovevo capirlo sin da subito che lo dicevano per sentirsi meno in colpa di ruminare.  Sin da quando vedevo che, pane o non pane, le cose a mia madre je scendevano eccome. Mia madre non si e’ mai lasciata intimorire dalla mancanza di pane. Sembrava zia Assunta della Tata. Mentre si infilava il cibo al lato della bocca (forse per evitare sguardi indiscreti e giudizi perentori) sentenziava con le sopracciglia alzate a mo’ di accettazione forzata: “mica ce riesco a mangia senza pane!”.  A me invece pareva che ci riuscisse benissimo ma vabbe’.

Perche’ c’era tanto pane a casa e magari ci si era scordati di comprare la carta igenica e quindi per giorni ci si puliva il culo con lo scottex? (diviso a meta’ che il foglio per intero solo per le cose grosse che senno’ si spreca).  Perche’ tutti, nel terrore di arrivare a tavola senza, lo compravano. Diventavi un adulto mica quando avevi le chiavi di casa! Mica quando ti compravi casa! no. Tu eri un adulto quando spontaneamente compravi le rosette o il filone e dicevi ad alta voce: il pane l ho preso io! Li’ davi sfoggio della tua maturita’. Avevi pensato tu a sfamare la famiglia mica cazzi. Mica te l aveva chiesto tua madre: “va n’ po’ da Luciano e prendi tre rosette va. Anzi prendine 5 che due le congeliamo”. No. C’eri andato da solo. Di tua sponte. Eri un uomo. Che poi quelle due rosette si sommavano alle altre 46 che giacevano dal 1981 nel pozzetto, tra ciabattine, filoncini a meta e pagnotte. Frutto di tutte le volte che eri andato da Luciano e ne avevi prese un paio in piu.

E quindi tu compravi le 5 rosette. Papa’, che non veniva avvisato di nulla e viveva suo malgrado nell’oblio di quello che succedeva in casa, aveva comprato tre ciabattine prima di tornare dall’ufficio. La sera prima di cena era passata la vicina che tornava dalla Basilicata che ti aveva portato una pagnotta da 82 kg di pane casareccio “quello bono che ti dura fino a natale.”  ” ma stamo a Maggio” ” Appunto. Significa che e’ bono”. Vabbe’.

Eccola la’ che casa nostra nel giro di una settimana era diventato un panificio. E allora li quel genio culinario di mia madre dopo averti  fatto grattare il pane secco sulla grattugia per tre giorni, dopo averlo inzuppato nel latte e caffe’ la mattina davanti a te, mentre tu inzuppavi i tuoi Oro Saiwa e lei insisteva che “questa era la colazione di una volta eh? vuoi assaggiare?” “no” ” ma guarda che mmm… e’ buonissimo! Prova!” ” no ma’ grazie” ” Ma assaggialo! guarda ci metti un po di zucchero.. questa si che e’ una colazione nutriente! dai!” ” a ma’ e daje su ma mica stamo in guerra!”  “ehhhh a guera ve ce vorrebbe..a guera!” e averti dato dell’ingrata, che non capisce niente e che non sai che te perdi; dopo averne offerto un par de chili sbriciolato ai passerotti sul balcone “che carucci vengono a fa la colazione da noi” e nel giro di un mese  ti ritrovavi la Lipu che ti mandava la newsletter a casa; dopo che lo aveva accumulato per portarlo in campagna per darlo alle galline (che pure quelle a na certa avranno detto ” ao e basta! che non lo sapete che il glutine si incolla agli intestini?”), insomma dopo averlo usato pure come scrub per i piedi di mio padre finalmente un giorno ha tirato fuori sta ricetta facendo la mia gioia.

Perche’ io adoro queste polpette. Le potete fare vegetariane o come nella ricetta classica della sora Rita a cui va onore di questa ricetta per grandi e piccini, dove si usano gli avanzi di frigo di salumi e formaggi.  Le potete fare al forno, friggerle o farle come le fa mia madre: in padella con l olio. Comunque le facciate condividetele con chi amate. Perche’ queste ricette di mamma’, dell’ultimo minuto, quelle che ti avvisa prima dicendoti “boh non lo so come so venute, e’ un esperimento” , pensate per “pulire il frigo” stranamente sono sempre quelle piu’ buone di tutte.

RICETTA:

  • Pane raffermo a pezzetti (mezzo filoncino va bene) a cui togliete la crosta.
  • Mezzo litro di latte intero
  • avanzi di salumi
  • avanzi di formaggi
  • parmigiano
  • due uova
  • prezzemolo
  • sale (poco se usate i salumi) e pepe
  • olio

Mettete a scaldare il latte e ci mettete dentro il pane senza la crosta. Mettetelo a fuoco medio basso. Deve diventare una massa. Aggiungere le uova intere, parmigiano e le rimanenze di frigorifero (salame, prosciutto, mortadella, formaggi a pasta dura o morbida, per intenderci si la fontina no lo stracchino).

Aggiungere il prezzemolo tritato.

Condire di sale e pepe. Ricordatevi se usate i salumi di fare attenzione al sale.

Formare delle polpette e schiacciarle tra i palmi, devono essere piatte, alte circa 1.5 cm.

Mettetele in frigo a riposare, coperte dalla pellicola per una mezzora.

Prendete una padella larga, mettete l’olio extra vergine e fatele rosolare per un 6/7 minuti per lato.

In alternativa potete metterle su una teglia con carta da forno e un po’ di olio sopra e infornarle a 180 gradi per circa 15 minuti.

Se poi volete strafare le friggete. Ma secondo me sono piu buone in padella.

Fatemi sapere!

 

Silvia

 

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s